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Forstandersskapssalen Sentralen, Oslo

Gabriele Canella – Melissa Rapi – Vincenzo Lauri – Paola Fulci

Gabriele Canella – Melissa Rapi – Vincenzo Lauri – Paola Fulci

Note a: Scacco al coniglio – And i appelsinsaus

È vero. È vero affermarlo. Uno spettacolo che fa ridere, oltre ad addolcire la serata, viene ricordato con piacere, grazie agli interpreti, ad una regia invisibile, ad un testo collaudato.
Innegabile il traino con i magnifici interpreti della versione cinematografica, inarrivabile per caratura interpretativa e per mezzi profusi.
Allora, perché misurarsi con un monumento simile, dalla comicità elegante e al contempo, greve e rozzo nella sua ingegnerizzata trama?
Come sappiamo, il testo nasce inglese nel 1967 ma si evolve in una versione, la più nota, in francese e da lì catturata e resa memorabile, nel 1975.
Cosa spinge, quindi, a impelagarsi in un testo anni 70 e così nobilitato?
La possibilità che, inserito in una cornice più ampia, venga fuori anche il suo carattere, nascosto dalle risate, di una donna intrappolata dalle convenzioni e di scarsi strumenti per uscirne.
Una donna borghese, nel senso del ruolo assegnatole da una società che la circonda, inserita n un fluire di eventi ricalcanti grandi autori francesi d’antan, e al contempo, la sua galera dorata, non prigione, che quantomeno lascia la libertà di passeggiare nello spazio confinato. No, galera e dorata, fonte di nevrosi striscianti e ora di proiezioni auto-esaltanti via social ma allora, solo relegabile al salottiero, al circolo delle amiche, alla solitudine senza fondo ma invisibile ed espressa per il tramite di figure borderline, nevrotiche, spietate, sempre in agguato, in foia edonista per il prossimo sfoggio di sibaritismo e spesso, solo pacchianeria esaltata come ricchezza ed unico scopo nella vita, a cui conformarsi.
Memorabili gli episodi in merito di Sofia Loren e Marcello Mastroianni in Rolls-Royce, amanti e spendibili per un lucore meglio lucidato.
Ma qui, si parla di una donna tra due uomini, un aut-aut, senza altre vie di uscita. Una trappola che la società di allora preparava con grande maestria e per perverse strade, con apparenti margini decisionali riservati alla donna ma di fatto, sterili tratturi da cui sarebbe uscita per più ampie autostrade.
L’utile, il conveniente, l’opportuno, tutti a disposizione di personaggi belli, attraenti, di successo ma individualmente sterili e capaci solo di innestarsi, saprofiti, l’uno nell’altro, a succhiar linfa e vantaggi.
Certo una lettura morale ma non moralistica, da osservatori attenti al disciolto e attenderne la decantazione, sul fondo.
Lo spettacolo, unitamente ai due precedenti, si inserisce nella lettura dell’abusato concetto di: Amore, già svolto per coordinate ampie e fortemente viste con lucidità femminile in Malamore nel 2018 e sviluppate in ambito tragico con Doppio Fondo nel 2019 e 2020. Una trilogia, certo non esauriente, che ampie sono le mistificazioni sul termine stesso, al punto da essere preso a pretesto per le immonde soluzioni omicide ed efferate, di cui purtroppo siamo testimoni ogni giorno, sia tentate che riuscite, in ogni angolo della Terra.
Uno spettacolo, e per di più comico, non può salvare il mondo, al massimo può allontanare un attimo la lente che tutti possediamo e inquadrare un campo lungo, rallentando il respiro, esercitando i muscoli della vista, mostrando la complessità di un mondo appaentemente basilare: soldi, bellezza, amore, nelle sue componenti passate, presenti e future.
Una macchina del Tempo, nel Tempo stesso in cui gli eventi si realizzano.
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