Il regista, il coreografo, il conduttore musicale


Tre figure che rappresentano il lavoro di coordinamento e apicale, l’àncora per i dubbi tecnico-artistici, l’indirizzo dei tempi, della dinamica, dell’intensità posta sugli accenti, i pianissimo, i sussurri, i movimenti impercettibili come sulla summa del tutto.

Tre ruoli che, nella loro diversità di settori in cui operano, possono convergere in un unicum nello stesso luogo, o vivere autonomamente e al massimo della loro espressività.

Tutti rischiano, oggi un pò meno ma lo «ieri» ha visto e udito casi inspiegabili di ostilità salvo poi, decenni, secoli dopo, ricredersi e portarli alla luce nella loro importanza, stilistica, innovativa, anche rivoluzionaria, segnando così un prima ed un dopo, nei rispettivi campi.

Non faremo una lezione di teoria in merito, non ne abbiamo gli strumenti ma basti pensare a un J.S.Bach, ad C.W.Gluck, A. Schönberg, E. Varése, I. Stravinskyi nella musica, ad una Maria Taglioni, Nijinskyi, Martha Graham, Merce Cunningham, Nureyev, Barishnikov nella danza o a figure più defilate del meno noto mondo teatrale, vedi R. J. Falconetti, R. Cieslak, B. Myers1, coi rispettivi registi sperimentatori allora e talvolta ancora, controversi e ostracizzati ma oggi, studiati persino nelle temperate accademie.

In questo, ogni ruolo apicale ha le sue difficoltà, legate alla natura dei partecipanti, delle loro personalità, del loro Ego, oltre alla difficoltà intrinseca di elaborare, o stravolgere la consolidata lettura, di un testo, di una partitura.

In questo, c’è molta più flessibilità nel campo della danza, di qualunque genere, svincolata da una lettura univoca di ogni movimento, al contrario delle note o dello scritto, i cui significati sono ancorati alla tessitura.

Ma se andiamo nel profondo degli apparenti movimenti casuali o arbitrari scelti da un coreografo o da un danzatore, ritroviamo esattamente la stessa timbrica resa in corpi, la stessa capacità di raccontare, lo stesso elevarsi negli aggettivi o verso l’impossibile (fino a poco tempo fa) Fa diesis 8, nei gesti incredibili che sanno raggiungere.

Ecco che il gesto, corre lungo gli stessi binari della precisissima partitura, del tempo voluto dal conduttore, del suono pieno, o reso col silenzio, o lo strusciare dei nudi piedi o delle scarpette.

È l’inestricabile connubio tra le vette raggiunte nei vari campi, inclusi quelli invisibili a corollario, a formare la visione, la regia di un testo, insieme alla documentazione scientifica, calibrata, soppesata ed anche stravolta, ai fini della ricerca di altri significati semi-nascosti dietro l’apparente trama primaria.

Il teatro, la musica e la danza hanno in comune l’incerta data in cui apparvero ma sono vicinissimi a noi, in ogni forma, in ogni istante in cui ci rivolgiamo ad essi, per noia, conforto, empatia coi protagonisti, forza, gioia.

Ecco, noi intendiamo far vivere tutto ciò, al nostro pubblico.

Quella è la direzione.

1(ci scusiamo per le omissioni, dovute a ragioni di spazio).